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DISSONANZE ARMONICHE


Tra il V e il VI secolo a.C., teorizzando intorno allo scorrere perenne delle cose e all'universale divenire, Eraclito sosteneva che "dai discordi l'armonia più bella ", venendo così a costruire su questa intuizione una delle più profonde visioni cosmologiche del mondo antico. Con ambizioni certamente più modeste ma originate dalla stessa linea di pensiero, si sono mosse le "dissonanze armoniche", l'ossimoro che ha caratterizzato la nascita ed i primi cinque anni di vita del Gruppo 7 e tutta la sua attività fino ad oggi. Alla fine del 2010, artisti diversi, con alla spalle storie diverse e differenti esperienze di vita, si uniscono in sodalizio, senza alcun manifesto programmatico unitario, convinti che la ricchezza dell'esperienza provenga proprio dalla varietà di espressioni di ciascun componente, lasciando che sia semplicemente la volontà d'arte (Kunstwollen) ad armonizzare stili, materiali ed esiti di una storia davvero affascinante.

G. Castelli

CHI SIAMO

Gabriele Armellini

Gabriele Armellini propone una pittura sofisticata, elegante, cerebrale, a prima vista di difficile accesso, costituita da un tessuto cromatico complesso ed affascinante, che spinge la sua ricerca verso dimensioni, che sono solo dominio del pensiero, ben lontano da una realtà più tranquilla ed appagante.  Una chiave di lettura vera e propria non esiste ma, per entrare in sintonia con questo mondo di rarefatte costruzioni astratte ed afferrarne il fascino misterioso, è necessario guardare alla musica e alle variazioni delle cadenze ritmiche che propone e che ne costituiscono l’essenza profonda.  Attraverso questa via è possibile seguire il filo di una pittura fatta di colori splendenti, che fluisce con motivi ora dolci, ora vibranti, ora gioiosi, ora cupi, seguendo, attraverso il gioco cromatico, le note di un’immaginaria sinfonia musicale, ancora tutta da scrivere ma già presente sulla tela nelle armonie suggerite dal colore.  Come la musica esse non vanno cercando un riferimento con il mondo reale ma trovano giustificazione in se stesse e nel ritmo cromatico che le anima e le fa vivere, modulandole sulle note del virtuale spartito, che dona loro il pennello dell’artista.

G. C.

Gianni Bailo

L’ultima fase della ricerca di Gianni Bailo segna una decisa accelerazione verso un simbolismo sempre più marcato ed inquietante, che spesso sembra evocare le atmosfere colorate di Odilon Redon per sfociare poi nelle amare sequenze proprie di Max Ernst.  Il materialismo, che aveva caratterizzato tutta la prima parte della sua produzione artistica, si è poco alla volta trasformato, lasciando spazio ad un mondo popolato di figure ed oggetti, che hanno travalicato il confine con la realtà.  Ora interviene il gusto per il colore, con l’alternanza dei diversi elementi metallici e la intromissione di brani di vera e propria pittura in una esperienza onirica fortemente coinvolgente. La produzione di oggetti a tutto tondo si è lentamente evoluta in rappresentazioni a rilievo con connotazioni prossime al mondo della pittura, alla ricerca di una sempre più decisa resa cromatica dell’opera.

G. C.

Pietro Bisio

Una vena amara, che sa di inganno e solitudine, percorre tutta quanta la produzione di Pietro Bisio, mescolando convinzioni ideologiche e personali vicende in un continuo rincorrersi di presente e passato in un intreccio convulso difficile da districare.  A fronte di un’ispirazione tanto vigorosa quanto disordinata, la realizzazione di ciascuna opera appare frutto di un ordine mentale ed un gusto pittorico e cromatico di rara lucidità e freschezza. I delicati equilibri della composizione sono sempre accuratamente valutati e soppesati, l’artista infatti non sa mai rinunciare ad una personale ricerca estetica, anche nei passaggi più problematici di intenso reimpiego di materiali reperiti chissà dove ed incastrati con la massima cura sopra lo spesso letto di colore steso sulla tela.  Nulla di casuale accade mai nelle tele di Bisio, dove anche l’incontro scontro dei colori risulta meditato e studiato a fondo. 

G. C.

Niccolò Calvi

Sperimentatore instancabile e geniale, Niccolò Calvi saggia i materiali più diversi, dalla pietra al ferro al legno alla docilissima carta, trovando  armonie sconosciute attraverso il movimento dell’insieme o di una parte delle sue creazioni, che mediante una sorta di tecnica del “deplacement” si propongono in modo sempre diverso e nuovo agli occhi dello spettatore . Così nascono gli straordinari incontri tra linea curva, retta e spezzata a definire figure dal geometrismo anomalo e capriccioso, che all’istante si fanno verità assoluta nello spazio e nel tempo. L’artista indugia e gioca sulla precarietà di una costruzione e di una forma insolita che paiono sempre sul punto di distruggersi o di librarsi leggere per disperdersi nell’aria. Alla fine il lavoro di Niccolò Calvi tradisce una severità d’impegno che ha molto a che fare con la concezione del ruolo profondamente morale che l’artista riveste nella società.

G. C.

Tiziana Prato

Dai primi accurati disegni a matita, alle ultime ardite composizioni minimaliste, c’è tutto un percorso di passione, di volontà di arrivare e di fare, che anima la vicenda artistica di Tiziana Prato.  Dal suo precoce alunnato presso il maestro tortonese Carlo Pedenovi rimangono i disegni, alcune porcellane di Maryland, attentamente cotte, su cui Tiziana ama lavorare. Affascinata dalla natura e dalla varietà delle sue forme e colori, fiori e frutti entrano come elementi decorativi di piatti, cofanetti, orologi, teiere, manufatti di gusto raffinato sui quali l’artista ama misurarsi e ricrearsi. Le ultime opere sembrano spingerla verso un linguaggio più scarno ed essenziale, in cui forme e colori perdono ogni pretesa ornamentale, per assumere valori compositivi sempre più vicini al rigore assoluto della composizione geometrica.

G. C.

Emilia Rebuglio

L’attività di Emilia Rebuglio Parea si è trasformata “col tempo”.  Le stratificazioni delle nuove esperienze umane ed artistiche si sono accumulate a quelle precedenti, assieme a tutte le grandi e piccole prove cui ci sottopone ogni giorno la vita.  Oggi l’artista ci presenta i risultati di una ricerca che ha sempre voluto superare i propri limiti, tutta tesa verso un divenire, che non ha ancora attinto alla sua meta.  L’educazione accademica ed il gusto corrente la spinsero verso un figurativo che lasciava ampiamente intravedere una via aperta verso l’astrattismo che “col tempo”, si risolse nell’annullamento della figura e di ogni riferimento con la realtà.  Dopo una lunga parentesi di videoarte, la produzione di Emilia entra nel gorgo di un’informale aspro e disperato, in cui fuoco e acido, fors’anche sull’esempio di Burri, provocano inarrestabili devastazioni sulla materia impiegata.  Dalle composizioni monocrome delle prime esperienze, l’artista passa presto alla conquista di effetti cromatici e luminosi, ottenuti anche con l’impiego della luce artificiale filtrante attraverso gli squarci prodotti nel supporto.  “Col tempo” la sofferenza esistenziale si è fatta più acuta, quasi un grido scoperto ed un richiamo latente, che scorrono inquieti attraverso le ultime opere che si distinguono per una ricerca polimaterica.

G. C.

Luigi Rossanigo

L’estroflessione per Luigi Rossanigo si fa monumentale, vero e proprio altorilievo, che muove la tela, creando profonde linee d’ombra, che scuotono la luce chiara e immacolata che scorre lungo le ampie superfici lisce. La forza creativa dell’artista ha fatto saltare ogni misura geometrica e spaziale, inventando forme sempre più indocili e irregolari, che danno all’opera una forza drammatica inusitata. Proprio nella drammaticità del trattamento della superficie sta tutta l’originalità di questo artista, che trasforma un’arte asettica e controllata in una sorta di drammatico grido di ribellione, che infrange regole e consuetudini consolidate.

G. C.

Gianna Turrin

Per Gianna Turrin l’argilla è materiale fantastico che permette con la manipolazione la possibilità di lasciare tracce e segni, rendendo più incisiva e immediata la comunicazione del messaggio; per questo la scruta, la scava, la modifica. Con linguaggio innovativo e nello stesso tempo arcaico, ci riconduce all’archeologia mediterranea, all’origine del pensiero e a un confronto tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che dovrebbe essere.  La classicità del materiale e nello stesso tempo la sua povertà, uniti alla capacità, alla padronanza e all’ecletticità dell’artista, producono risultati talvolta improbabili e spiazzanti in un gioco di recupero dello storico mescolato al contemporaneo, in una dimensione poetica tra la scultura e l’installazione.  C’è quindi incessante ricerca, profonda e puntuale attenzione al nostro passato che si proietta in questo disorientamento del nostro presente.

G. C.